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Tre progetti per salvare San Siro

Chi lo ha detto che lo stadio "Giuseppe Meazza" non si può ristrutturare? Se lo chiedono i residenti del quartiere San Siro, a cui i progetti di un nuovo impianto presentati da Milan e Inter proprio non vanno giù: "troppo vicino alle case", dicono, "troppo consumo inutile di suolo".

Quella dei cittadini non è una domanda retorica. Perché ci sono studi alternativi che prevedono la riqualificazione della Scala del calcio, la sua messa in sicurezza e la sua trasformazione in uno stadio moderno. Senza spostarlo da dov'è, senza scalfire la storia di un luogo che ha fatto la storia del football e, soprattutto, senza arrecare gravi fastidi agli abitanti. I tre progetti, già comunicati alcune settimane fa, sono stati esposti nel corso di un convegno svoltosi stasera all'Archivio di stato di Milano. Che ha anche chiarito i motivi per cui molti residenti della zona San Siro (presenti in massa alla conferenza) non vogliono la costruzione di un altro impianto in zona, da alcuni mesi caldeggiato dalle due società con una campagna mediatica tambureggiante. "Il nuovo stadio sorgerebbe lungo via Tesio e le case prospicienti", sottolinea Gabriella Bruschi, presidente del Comitato coordinamento San Siro in apertura di convegno. E per un tratto "correrebbe a 50 metri dalle case e a 15 dalla strada". L'investimento di 1 miliardo e 200 milioni, prosegue, "sarebbe destinato allo stadio per una piccola parte: solo il 15%".

E il resto? "Il resto andrebbe per hotel, ristoranti, centri congressi, forse persino per una spa". Per non parlare – ma questo è inevitabile in ogni caso – dei mancati introiti del comune, con il canone azzerato per 33 anni e dal 34esimo un importo di 5 milioni annui, contro i 9 attuali. E, infine, gli oneri urbanistici, con un investimento di 80 milioni "che verranno utilizzati per l'ampliamento del sottopasso e delle strade a servizio dello stadio. E alla fine alla città non resterà niente".

PROGETTO 1/2015

Per gli abitanti della zona non rimane, quindi, che aggrapparsi alla possibilità di ristrutturare il Meazza. E ai tre progetti che sostengono la fattibilita di questa operazione.

Il primo a essere introdotto nel corso del convegno è il più datato ed è l'unico a essere stato sollecitato da un club. A commissionarlo, l'Inter di Eric Thohir nel 2015, "quando il Milan aveva in progetto uno stadio al Portello", spiega la Bruschi. Ideato da Michele Brunello e Marco Brega, architetti dello studio Dontstop, prevede in sintesi di eliminare il terzo anello e la maggior parte delle travi (se ne manterrebbero solo quattro), smontare l'attuale copertura, realizzarne una più bassa e ricostruire totalmente la tribuna rossa - primo anello - mantenendo intatta quella il secondo. La capienza prevista è di 58.000 spettatori, mentre gli spazi dedicati ai servizi e alle aree commerciali, recuperati grazie alla riduzione della capacità, possono arrivare a 15.000 metri quadrati.

PROGETTO/2: IL "DIAMANTE"



I restanti progetti sono stati presentati direttamente dagli architetti che li hanno elaborati. Jacopo Mascheroni, dello studio Jma, ha proposto un piano che punta a mantenere i temi dominanti del Meazza. Uno stadio "in continua evoluzione", ricorda, dato che la costruzione è avvenuta nel 1926, il secondo anello è stato aggiunto nel 1956 e il terzo per i Mondiali del 1990.

Un motivo architettonico che ha contraddistinto San Siro dal 1956 in avanti sono "le rampe": è di qui che parte il progetto-Mascheroni – soprannominato il Diamante per la forma con cui si immagina la nuova copertura. La ristrutturazione prevista, che porterebbe a un impianto con la capienza di 61.700 posti, si divide in cinque fasi.

La prima si chiama anello zero e contempla l'abbassamento del campo di 2.20 metri per ricavare 3.000 posti premium, confortevoli e riscaldati.

Il secondo intervento è la copertura "morbida in policarbonato a lastre sfaccettate, che potrebbe condurre all'idea di un diamante", ribadisce Mascheroni. Le sue dimensioni sono minori rispetto a ora (la volumetria si ridurrebbe del 60%) - il che "favorisce il microclima interno"; i materiali utilizzati promettono invece di diminuire sensibilmente l'inquinamento acustico.

Poi c'è il "nuovo terzo anello". Non in alto, ma... a piano terra, proprio sopra e intorno all'area premium. Composto di una piattaforma verde con involucro trasparente, ospiterebbe "musei, negozi ufficiali, food and beverage, sale media e stampa".

Quarta operazione, i servizi al pubblico (pronto soccorso, toilette, aree di ristoro, ospitalità e via dicendo), inseriti in solai prefabbricati incastonati nei vuoti fra i pilastri strutturali.

E infine le rampe che, come già ricordato, sono l'elemento caratterizzante del San Siro post-1956. E che, "togliendo il terzo anello" e le torri, "ritornano protagoniste, in primo piano", puntualizza Mascheroni. L'architetto prevede di rivestirle con alluminio. Lo stesso disegno con cui lo stadio si mostra all'esterno tornerebbe elicoidale, mirando a valorizzare le rampe con un elemento che le renda tridimensionali.

Fuori dallo stadio - che andrebbe a recuperare la forma "morbida" pre-1990 - la nuova piazza: un'area verde con un boulevard delimitato dalle travi smontate dall'attuale terzo anello, che porta gli spettatori alla metropolitana di Lampugnano. "Sarebbe il Golden Gate di Milano", afferma, un po' enfaticamente, Mascheroni.

E' possibile ristrutturare lo stadio durante il campionato? "Sì, come lo è stato per il terzo anello prima dei Mondiali del 1990", risponde Mascheroni. "Ci vorrebbero quattro estati e tre campionati". Il piano prevede di iniziare a giugno 2021, smontando la copertura, proseguendo con la demolizione del terzo anello curva sud nel corso del campionato. Dopo la pausa estiva, si costruisce l'anello zero, per poi – a torneo iniziato – occuparsi dei 3.000 posti premium e della demolizione delle torri. La curva sud verrebbe completata nella terza pausa estiva, in cui ci si lavorerebbe anche agli altri settori dello stadio coinvolti dalla ristrutturazione – lavoro che proseguirebbe durante il campionato. Nell'ultima estate, secondo le previsioni, si termina il lavoro e si procede al collaudo. Impianto pronto per l'agosto 2024.

Lavori in corso durante i campionati, dunque, senza incidere troppo sulla capienza. Come è accaduto a Udine, come sta succedendo a Bergamo.

PROGETTO/3: LA GALLERIA DELLA "SCALA DEL CALCIO"

La terza proposta scaturisce invece in ambito universitario. A presentarla è Riccardo Aceti, docente di Tecnica delle costruzioni al Politecnico di Milano, che l'ha elaborata partendo da una tesi discussa nel 2016.

Il progetto (appoggiato dalla Lega calcio), a differenza dei precedenti mantiene una parte del terzo anello. Ma gli cambia radicalmente la funzione. Via le gradinate, dentro una galleria panoramica larga 20 metri, delimitata da vetrate affacciate sullo stadio, ma anche sulla città. Secondo Aceti, non si fa altro che "togliere un volume e inserirne un altro", senza ovviamente "accrescere i pesi".

Il ruolo della galleria - omaggio al Salòtt de Milan, che collega il Duomo e la Scala - è tutto da definire. Dagli studenti di Aceti (e dalla collaborazione di alcuni giovani architetti di Varese) sono arrivate più proposte. Spazi commerciali, posti premium plus, persino attività sportive. Uno studente ha persino immaginato, per l'inaugurazione di Milano Cortina 2026, "una pista di pattinaggio in quota". E, in caso di concerti, la galleria si trasformerebbe in un'alternativa al campo, o agli spalti, per assistere all'evento. "Si potrebbe anche prevedere l'utilizzo della copertura come belvedere", per ammirare "Milano dallo stadio".

Va bene la galleria, ma il resto del Meazza? Risponde Aceti: gli altri due anelli si possono utilizzare "pressoché come sono oggi, con migliorie". Dal punto di vista estetico, la versione Politecnico ha un punto in comune con il progetto Diamante: la riscoperta delle rampe, che oggi "rappresentano sia secondo anello, sia le travi": in questo caso, verrebbero valorizzate nella costruzione della galleria. I lavori si svolgerebbero in tempi compresi fra i due e i tre anni: come il progetto-Mascheroni, anche quello di Aceti promette la ricostruzione graduale durante i campionati, con una riduzione temporanea e limitata di capienza. A lavori fatti, si prevede una capacità di circa 60.000 posti.


LE OBIEZIONI DI MILAN E INTER

Tutto bene? Forse sì, forse no. Perché in passato i due club hanno evidenziato alcuni punti critici relativi alla ristrutturazione del Meazza attuale, che i relatori hanno cercato – diciamo così – di smontare punto per punto.

Per esempio, Milan e Inter temono che i costi possano lievitare a 510 milioni. E invece, viene mostrato, non è così: Dontstop ne prevede 250, il Diamante 200 e la Galleria 100. Altra obiezione delle società: i lavori, che secondo i vertici rossoneri e nerazzurri potrebbero durare sei anni. Senza poter giocare per molto tempo. Appunto già smentito dai due relatori: dei tre progetti, solo Dontstop prevede un'interruzione temporanea, mentre gli altri due assicurano la continuità durante i campionati coinvolti dal restyling. Proseguire a giocare ininterrottamente significa percepire i ricavi anche durante i lavori: l'obiezione che paventa mancati introiti per 115 milioni è, secondo i relatori, infondata.

I posti, è vero, sono inferiori a quelli previsti dai due progetti "rossonerazzurri", ma di poco: dai 63.000 del nuovo stadio si scende ai 61.731 di Mascheroni, ai circa 60.000 di Aceti ("ma se la decostruzione del terzo anello si fa solo in parte, si può aumentare"), ai 58.000 del duo Brunello-Brega. Poca differenza.

Nessun problema, in Diamante e Galleria, per i vincoli della sovrintendenza, che i progetti rispettano, mentre la demolizione del primo anello non è prevista.

Insomma, con le parole di Enrico Fedrighini, assessore al Verde pubblico del municipio 8 (confinante con il quartiere San Siro), con questi progetti "cambia lo scenario". Resta da capire se le società accetteranno la risposta dei progettisti alternativi alle loro obiezioni, riconsiderando il restyling del Meazza. Perché, in questo caso, al possibile braccio di ferro con il Comune – o al rischio di migrazione nell'hinterland – subentrerebbe la trattativa per un progetto win win. Per la soddisfazione degli abitanti di San Siro. E dei romantici del calcio.


Mgm

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