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Quelli come Fiorenzo Dosso


Ci si ritrova davanti alla Chiesa del Conservatorio delle Suore Gianelline. Si costeggia prima il porto, poi il lungomare, ammirando il paesaggio da sogno del Golfo del Tigullio e lasciando correre l'occhio fino al promontorio di Portofino. Arrivati a Piazza dei Pescatori si segue la ferrovia, si sale sulla breve strada a semicerchio che scavalca la galleria di Scogli, si scende nell'elegante Corso Buenos Aires e ci si dirige verso il vecchio borgo medievale di Chiavari: ci si addentra nei caruggi e, giunti in fondo a Via Entella, si prende la strada per Ri e Caperana. E poi si torna indietro, lungo il fiume prossimo alla foce, si scorgono i fari dello stadio dell'Entella, squadra-simpatia che con caparbietà e determinazione ha portato Chiavari e il Tigullio nell'élite del nostro calcio, e si torna punto a capo dove si è partiti.

Sembra il programma di una visita turistica organizzata per scoprire uno dei posti più belli del mondo. E invece non è una quieta e calma passeggiata per ammirare le meraviglie della natura e dell'uomo di cui Chiavari è ricca. Ma un circuito di circa 7 chilometri da correre per tre volte, cercando di gustarsi le meraviglie che, più o meno veloci, passano davanti agli occhi – e di farlo bene il primo giro, perché più avanti si va e più si sente la fatica. E' la mezza maratona di Chiavari, che nel 2019 è giunta alla quinta edizione ed è disputata by night. In realtà, alla partenza c'è ancora un bel chiaro: siamo al 22 giugno, le giornate sono lunghissime. E sarà lunghissima anche la corsa per molti appassionati runner, che lotteranno con i denti per tagliare il traguardo nel tempo massimo. Menomale che il caldo non è opprimente - intendiamoci, è una giornata estiva, ma non afosa: tutto sommato è piacevole. Una fortuna per tutti, perché farsi oltre 20 chilometri con l'afa non è certo una passeggiata di salute. E non è il massimo neanche per i campioni.


Sono lì tutti gli atleti, pronti a partire. Gli spettatori cercano di capire dove sono gli amici e i conoscenti. Guardano in giro, magari provano a identificare i favoriti. Spunta un keniano – sì, è un keniano, lo si capisce subito. E' Gideon Kiplagat Kurgat. La gente lo guarda con rispetto. Ragazzi: il Kenya è il Kenya. Nell'immaginario collettivo, nelle gare dai 5.000 in su i keniani sono come i brasiliani nel calcio, i canadesi nell'hockey, gli americani nel basket. Che vincano o che non vincano, sono i maestri di queste discipline. Vengono in mente fuoriclasse come Moses Tanui, Paul Tergat, Samuel Wanjiru, Abraham Kiptum, Geoffrey Kamworor – tutti capaci di correre la distanza sotto l'ora.

Kurgat 32 anni compiuti da poco, tesserato per l'Italia Marathon club ssdrl, non è poi così lontano dai fuoriclasse cristallini suoi connazionali. Il suo personale è di 1h 04' 06", stabilito a Prato nell'aprile 2018: se pensiamo che il record del mondo di Kiptum – al 22 giugno 2019 – è di 58' 18" (sarà battuto da Kamworor a settembre, 58' 01") vediamo che non siamo poi così lontani.

Ci sono altri che si vede che andranno come dei treni. E poi ci sono gli amatori, quelli per cui arrivare in fondo è già una vittoria. Tra questi c'è Fiorenzo Dosso, 55enne monzese trapiantato a Milano per amore. Ha corso quattro maratone (Roma e Firenze nel 2014, ancora Firenze nel 2015 e Cannes nel 2016) con un personale di 5 ore e 34 minuti e ha anche disputato una ventina di "mezze". Lui è uno dei tanti runner che corrono una gara parallela: la loro vittoria è partecipare. E concludere la gara. Ultimi, penultimi, terzultimi o cosa altro importa poco. Importa mettersi ancora una volta alla prova. E trascorrere una sana serata di passione sportiva.


Fiorenzo Dosso

All'inizio, prima dello start, sono tutti uguali. Tutti separati da pochi metri. Il fuoriclasse keniano e i molti runner che puntano a concludere la gara. Poi, allo sparo, iniziano a delinearsi le gerarchie. Scattano i favoriti. E Kurgat prende subito la testa, tallonato dal marocchino Soufian El Aoufi, della Pro Sesto atletica. I primi vanno come frecce: vedono il lungomare, il promontorio di Portofino, il caruggio, i fari di illuminazione che indicano il teatro delle gesta biancocelesti – ma lo fanno a una velocità pazzesca. Passano tra le vie e sembrano folate di vento. Fiorenzo e gli altri, invece, affrontano la gara con il loro ritmo: è vietato fare il passo più lungo della gamba, si rischia di scoppiare. Così, quando si vede Dosso a una manciata di secondi da Kurgat non bisogna farsi ingannare: il runner brianzolo è stato doppiato, non ci pensa neanche a prendere la scia del fortissimo keniano, neanche per pochi metri. Deve tenere il suo ritmo, né più, né meno. Deve conservare le energie per gli ultimi chilometri, che saranno certo durissimi.

La corsa va avanti, e per quelli come Fiorenzo Dosso si fa davvero spessa. Tergat – no, scusate, Kurgat – è già arrivato, con un ragguardevole 1h 07' 45": senza vento sarebbe sicuramente andata meglio. El Aoufi chiude a 20" e il terzo, il ruandese Jean-Marie Viann Myasiro, a 2' 29". In Piazza dei Pescatori, dove è piazzato il traguardo, si vedono anche le prime ragazze guidate dall'azzurra Karin Angotti, prima con 1h 24' 34". La gara dei leader si è chiusa. La corsa "parallela" degli atleti che lottano per chiudere entro il tempo massimo è, invece, in pieno svolgimento. Il cronometro non è un runner, che può rallentare, fermarsi, andare in crisi di zuccheri. Il cronometro è preciso. Se si arriva prima del tempo, si entra nell'ordine d'arrivo. Se si arriva dopo, si esce.

E' buio ormai. E' bella, Ciävai illuminâ. E' bellissima, stupenda. Ma la fatica bombarda la testa, bombarda i polmoni. E Fiorenzo passa momenti difficili. Molto difficili. Il primo sulla salita della galleria di Scogli. E poi nella dirittura finale del lungomare. Che è lunga, lunga, sembra non finire più. Non è come farsi la passeggiata, magari con un cono di gelato, ammirare il Golfo e il Promontorio by night: è un accumulo di fatica, una lotta contro l'acido lattico, contro le sirene che bombardano la testa - "chi me l'ha fatto fare" - contro i fugaci propositi di abbandono.

No: non si molla la presa. Alla fine dell'ultima tornata sul lungomare, Fiorenzo intravede Piazza dei Pescatori. E' sempre più vicina. Con il suo ritmo abbozza le ultime falcate. E' stracco, stracchissimo. Pochi passi: sono dieci, forse nove. Forse qualcuno in più, ma non molti. Eccolo, ecco il traguardo. C'è, è a pochi metri, a pochi centimetri. E' finita. Ce l'ha fatta, è dentro al tempo massimo.

Dosso chiude 463esimo in 2h 28' 19", a1h 20' 33" da Kurgat. Che chissà dov'è, quando Fiorenzo taglia il traguardo, distrutto dalla fatica. Ma non è ultimo, el scior Dosso. Nella classifica maschile c'è anche qualcuno dietro di lui: Alessandro D'Ippolito, Alexander José Cedeno, Francesco Croxatto e Angelo Marenzana. Ma non conta chi è ultimo, chi è penultimo, chi è terzultimo, non contano i tempi. Hanno concluso la corsa, hanno vinto. Tutti. Tutti quelli come Fiorenzo Dosso.


Maurizio Giuseppe Montagna

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