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Le "dinastie olimpiche" del principe

Aggiornato il: 17 nov 2019

Il Castello di Vaduz, residenza dei principi del Liechtenstein (foto @Maurizio Giuseppe Montagna)

C'era una volta un ingegnere forestale che viveva a Straubing, città chiamata "il granaio della Baviera". D'estate inforcava la sua bicicletta per macinare chilometri e scoprire nuovi paesi e città, nuova gente, nuovi mondi. Un giorno, le sue pedalate lo portarono nel Principato del Liechtenstein, a oltre 350 chilometri da casa. Destino volle che un inconveniente meccanico lo lasciasse a piedi proprio lì, a poca distanza dalla capitale Vaduz. E che, colmo dei colmi, si scatenasse un temporale particolarmente forte esattamente in quel momento.

Il cicloturista chiese ospitalità in una vicina fattoria. Gli fu accordata. La buriana passò, come ogni temporale estivo che si rispetti, ma i suoi nuovi amici gli proposero di fermarsi ancora. Lui rimase nella fattoria per qualche giorno. E si invaghì quel paese, che probabilmente, fino ad allora, conosceva solo dalle pagine di geografia nei sussidiari e dalla consultazione di mappe e cartine. Si innamorò del Liechtenstein in modo tale da decidere di andarci a vivere. E ci riuscì. Trovò un lavoro nel villaggio di Planken – il meno abitato tra gli 11 comuni del Principato – e portò con sé la moglie e la figlia di appena un anno.

E' così che ci è stata tramandata la incredibile storia dell'ingegner Hubert Wenzel, che poi in Liechtenstein ci piantò le radici: alla prima figlia Johanna detta Hanni, nata a Straubing nel 1956, si aggiunsero altri due marmocchi: Andreas (1958) e Petra (1961).

I tre ereditarono una delle grandi passioni di papà: lo sci. Hubert Wenzel aveva infatti gareggiato, portandosi a casa anche un campionato del mondo universitario. L'amore per la neve passò ai figli – anche perché in Liechtenstein, sciare è qualcosa di normale, di quotidiano.



Willi Frommelt

Sulle piste, i Wenzel si incrociano con tanti altri ragazzi. Tra questi, i due figli di Christof Frommelt, un fondista di Schaan che aveva difeso i colori del Liechtenstein ai Giochi Olimpici di St Moritz 1948. Si chiamano Willi, già grandino (è del 1952) e Paul, che invece è del 1957 e appartiene alla stessa generazione di Hanni e Andreas.

I loro genitori ancora non lo sanno, ma i giovani Wenzel e i Frommelt trasformeranno letteralmente la storia sportiva del Liechtenstein, regalando al piccolo principato la quasi totalità delle loro medaglie olimpiche.

I ragazzi diventano grandi. E dal 1972 in avanti, progressivamente, si fanno vedere. Willi Frommelt, ai Giochi di Sapporo, si piazza 30esimo in discesa libera e 22esimo in gigante – certo, lontano dal podio, ma pur sempre fra i primi trenta del circo bianco in due discipline. Poi l'avventura olimpica finisce, si disputano le ultime gare della stagione ed è Hanni Wenzel a farsi notare: il 1 marzo 1972 si porta a casa i primi punti di Coppa del Mondo. Pochi mesi dopo, nel pieno della stagione successiva, anche la ragazza di Straubing diventata liechtensteinerin sale per la prima volta su un podio: è il gigante di Saalbach, che si corre il 1 dicembre, e che vede la giovanissima Hanni arrivare terza, dietro un mito come l'austriaca Annemarie Pröll – vincitrice delle Coppe del Mondo 1970/71 e 1971/72 - e la connazionale Christa Zechmeister. Nel febbraio successivo, in discesa, Willi è per la prima volta nella top ten: si piazza nono.

Alla fine, la bandiera del Liechtenstein ce la fa a salire sul pennone più alto: il 19 dicembre 1973 Hanni si porta a casa la prima di 33 vittorie in gare di Coppa del Mondo. E' il suo esordio sui podi che contano, ma anche lo squillo di tromba che preannuncia qualcosa di grande.

E quel qualcosa di grande arriva. Nel 1974, ai mondiali di St Moritz. La Wenzel vince lo speciale e arriva seconda nella combinata (Willi Frommelt completa il medagliere del Liechtenstein con un bronzo in discesa). Poi, a fine stagione, alza al cielo la Coppa del Mondo di gigante, giungendo terza in classifica generale.



Paul Frommelt

Il Liechtenstein diventa in men che non si dica la potenza emergente dello sci alpino. E le cose non possono che migliorare, per il piccolo Principato, dato che Andreas, fratello minore di Hanni, vince il gigante agli europei juniores 1975 di Mayrhofen. Mentre Paul, il più giovane rampollo di casa Frommelt, si affaccia per la prima volta nella top ten in una gara di Coppa del Mondo, l'11 gennaio 1976. I Giochi Olimpici sono alle porte, e le medaglie arrivano, anche se non del metallo più pregiato. Sono ancora Hanni Wenzel e Willi Frommelt a portarle a casa – si tratta di due bronzi, entrambi in slalom speciale. A questi podi, si aggiungono due medaglie in combinata (argento per Willi, bronzo per Hanni), che però al tempo non è specialità olimpica, e vale solo come titolo mondiale. A Innsbruck ci sono anche i "fratellini", ma i risultati non sono di prim'ordine.

Nel 1977, comunque, Paul e Willi Frommelt conquistano il loro primo podio in Coppa del Mondo (per il meno giovane dei due sarà l'unico della carriera), e così fa anche Andreas Wenzel, che poco più tardi (il 17 gennaio 1978) festeggia la prima vittoria: a Adelboden, in gigante. Batte nientemeno che Ingemar Stenmark, mentre al terzo posto si piazza un grande della "valanga azzurra": Pierino Gros.

Già, Ingemar Stenmark, il mito dei miti, il campione senza rivali in slalom e soprattutto in gigante. E' durissima per chiunque, in quell'epoca: battere il fuoriclasse svedese vale doppio, o triplo. E, nelle classifiche finali, agguantare il secondo posto significa incoronarsi "primo dei terrestri". I ragazzi del Liechtenstein lo sanno: essere lì a giocarsela è già un successo. E Andreas si comporta alla grande: in Coppa del Mondo finisce terzo in classifica generale (dietro lo svedese e l'americano Phil Mahre), mentre è secondo nella graduatoria di specialità dedicata al gigante, a soli 20 punti da Ingo l'alieno. Più che un successo: un clamoroso successo.



Hanni Wenzel con la Coppa del Mondo

Tra le donne, invece, uno Stenmark non c'è. Ma c'è la Pröll (diventata Moser-Pröll dopo il matrimonio), che è partita anche nel 1977/78 come donna da battere. Alla fine, però, la Coppa del Mondo la vince Hanni: porta in Liechtenstein la sfera di cristallo generale, alza anche quella di slalom, mentre nel gigante chiude la stagione al secondo posto. E' un trionfo per il Principato, che ai successi in Coppa affianca anche cinque medaglie conquistate ai Mondiali di Garmisch: un'oro (di Andreas in combinata), due argenti (sempre di Andreas in gigante e di Hanni in combinata) e due bronzi (dei due fratelli Frommelt: Willi sempre in gigante e Pauli in slalom). Il podio del gigante vede due bandiere del Liechtenstein svettare – dopo Ingemar Stenmark, ci sono i sudditi del Principe. Un trionfo, che impatta anche sul medagliere: il Liechtenstein si piazza quarto, confermando il risultato del 1974, dietro l'Austria, la Svezia (o meglio, Stenmark) e la Germania. Questa volta non è Hanni a portare l'oro, ma suo fratello. Ma la ragazza che a un anno di età fu portata dalla Baviera al piccolo Principato si aggiudica, come detto, due coppe di cristallo. E inizia a programmare a quell'oro olimpico che a Innsbruck le è sfuggito, e che vuole conquistare a Lake Placid, nel 1980.





Lake Placid, 13 febbraio 1980. Si aprono i XIII Giochi Olimpici invernali. E' un'edizione particolare, quella che si svolge nel villaggio dello stato di New York al confine con il Canada. In quei giorni si sta infatti profilando il boicottaggio dei Giochi estivi previsti a Mosca a partire dal 19 luglio. L'iniziativa spacca il blocco occidentale, ma non solo; alla fine, Stati Uniti (paese ospitante dei Giochi invernali) e Germania Ovest se ne staranno a casa, con oltre 60 squadre. Non solo dell'ovest, come si è detto: a Mosca non ci andrà neppure la Cina. A Lake Placid, però, ci sono tutti. Anche l'Urss, anche la Germania Est: la ritorsione di Los Angeles 1984 è ancora lontana persino da concepire.


L'atteggiamento degli abitanti di Lake Placid nei confronti degli atleti sovietici è ambivalente. Da una parte, i cittadini locali accolgono in maniera molto calorosa gli sportivi che partecipano sotto la bandiera Urss, quasi a voler sottolineare l'opposizione a qualsiasi tentativo di mischiare lo sport con la politica. D'altra parte, però, la fortissima squadra sovietica di hockey su ghiaccio è accolta con bordate di fischi alternati a slogan patriottici – ma forse, a questo atteggiamento contribuisce più la paura di un'avversaria temuta e quasi imbattibile che altro.

Tuttavia, sebbene le valutazioni più strettamente politiche siano molto forti e pesanti, non sfuggono i temi più propriamente legati agli atleti, alla manifestazione, alla corsa alle medaglie. Così come non sfugge una dichiarazione di Annemarie Moser-Pröll, che sembra più il grido di battaglia di un pugile al momento del peso: "Voglio imitare Toni Sailer". Il fuoriclasse austriaco che, per chi non lo sapesse, è stato il primo a vincere tutte le discipline in programma nello sci alpino in un'edizione dei Giochi Olimpici: discesa libera, slalom gigante e slalom speciale a Cortina 1956.

Il messaggio è chiaro: la Moser-Pröll, la trionfatrice di sei – dicansi sei – Coppe del Mondo generali, non scherza. Non ha mai conquistato un oro olimpico, è l'unico alloro che le manca, e se li vuole aggiudicare tutti e tre.



Andreas Wenzel

E non sono solo parole. Il 17 febbraio Annemarie fa subito capire che è pienamente sul pezzo: non fallisce il primo appuntamento, la discesa libera. La domina. Precede proprio la Wenzel: Hanni (che nel frattempo si è sposata con il forte discesista austriaco Harti Weirather) è staccata di 70 centesimi tondi tondi, e l'altra grande del momento, la rossocrociata Marie-Thérèse Nadig. Un podio da brividi.

La Moser-Pröll ha mantenuto la sua prima promessa nella specialità che preferisce, ma la Wenzel ha compiuto un'impresa, lei che si trova particolarmente bene tra le porte, ma un po' meno in libera. La rivincita, insomma, è tre giorni dopo, per la prima manche del gigante.

Ma prima c'è suo fratello Andreas, con la sua sfida impossibile a Ingemar Stenmark. Che inizia giovedì 17 febbraio. Le due manche del gigante sono previste in due giorni diversi: chi vince la prima, se ne va a dormire con i sogni di gloria, misti a una tensione pazzesca.

E Andi, il ragazzo del Liechtenstein, non stecca: conclude la prova al primo posto, staccando di 14 centesimi l'austriaco Hans Enn e di 32 Ingemar Stenmark. Intendiamoci: è solo la prima manche, e lo svedese è abbastanza abituato a partire un po' in souplesse per poi correre a tutta la seconda e aggiudicarsi la vittoria. Ma qui sembra diverso. Ingo l'impassibile, al termine della prova è furioso. Si aspettava ben di più. E non può farsi sfuggire il trionfo nella sua specialità preferita. Soprattutto perché finora ha vinto tutto, ma non l'oro olimpico, e l'oro olimpico è più importante di tutto il resto.



Ingemar Stenmark

Ma c'è anche qualcosa di più. A Lake Placid, Ingemar deve mandare un messaggio. Un chiaro messaggio agli organizzatori della Coppa del Mondo, che gliela hanno combinata grossa. Lui ne aveva vinte tre di fila (1975/76, 1976/77 e 1977/78) disputando solo slalom e giganti, perché in discesa libera non si sente sicuro. E allora che cosa hanno fatto gli organizzatori? Semplice: ai fini della classifica generale hanno limitato a 100 i punti conquistabili in ogni disciplina. Superato quel tetto, non se ne possono più aggiungere.

Con questa postilla bizzarra (che in seguito sarà eliminata, ma troppo tardi per Ingemar), la Coppa del Mondo generale è preclusa disputando solo slalom e giganti. C'è bisogno di accumulare punti in combinata, e quindi di disputare anche le discese. Cosa che Stenmark non vuole fare.

Ecco perché Ingo ha bisogno di mandare un messaggio. Anche a Wenzel, che è il maggior candidato a portarsi a casa la Coppa del Mondo negata a Stenmark: se Andreas (incolpevole: lui corre per vincere e non ha ovviamente responsabilità nella postilla incriminata) si aggiudicasse anche i Giochi, la sua coppa di cristallo sarebbe inattaccabile.

Wenzel, da parte sua, si gode il primato: l'oro olimpico sembra a un passo. Tanto più che, in Coppa del Mondo, le due manche si corrono lo stesso giorno - qui no, e questo potrebbe danneggiare Ingo, abituato a carburare come un diesel.

Ma Stenmark si sveglia alieno, come succede molto di frequente. E si prende di prepotenza la seconda prova e la classifica generale. Wenzel, quarto di manche, conquista l'argento, staccato di 55 centesimi dallo svedese: riesce a conservare 2 centesimi su Hans Enn, bronzo.



E' la volta di Hanni (nella foto a sinistra). Che fa come il fratello: si aggiudica la prima manche e va a dormire con i sogni di gloria. E con gli inevitabili timori. Forti. Fortissimi. La ragazza che è dipinta come fredda e tranquilla, quasi non chiude occhio, non riesce a stare ferma. Troppa la tensione. Troppa la paura di "fare la fine del fratello".

Ma, a differenza di Andi, non ha uno Stenmark sulla sua strada: l'avversaria che l'aveva battuta in discesa, la grande Annemarie Moser-Pröll, ha chiuso la manche al settimo posto, a oltre un secondo di distacco. Un margine di ampia sicurezza. Ma la seconda, la tedesca Irene Epple, è a 42 centesimi.

Tutto questo mentre le temperature di Lake Placid non si rivelano granché gelide. Siamo sopra lo zero: la neve non è certo un piccio paccio, ma neppure un fondo ideale per sciarci su. Per questo motivo l'organizzazione, per compattarla, la trattano con sostanze chimiche. Creando il problema opposto. Il fondo molto consistente è un'incognita per tutte, soprattutto per chi deve difendere il primo posto. Hanni lo teme. E teme il tracciato, tanto più quando vede Erika Hess inforcare, e dare la buonanotte al suo gigante olimpico.

Per questo, Hanni gira al largo delle porte, gioca in difesa e conquista il terzo posto di manche, dietro due rappresentanti della squadra francese, Perrine Pelen e Fabienne Serrat, che hanno attaccato alla grande. Ma il margine di Hanni è confortante: vince l'oro. La Pelen riesce ad agguantare il terzo posto, dietro la Epple che ha difeso il suo argento con i denti. Deludente la Moser-Pröll, che chiude sesta. Niente triplete, niente Toni Sailer.



Il Liechtenstein conquista il primo oro olimpico della sua storia, che Hanni dedica alla sua famiglia, al suo paese e alla squadra svizzera, con cui si allena. La Confederazione e il Principato sono legatissimi, non hanno frontiere fra di loro e condividono la stessa moneta, il franco. In Hanni, la tensione si stempera: conquistare il primo oro era importantissimo, in slalom speciale può scendere con meno pressioni. E infatti lo domina: vince entrambe le manche, guardando la Moser-Pröll che neppure termina la prima.

Andreas, invece, in slalom è arrivato dodicesimo. Ma la famiglia Wenzel porta il medagliere del Liechtenstein al sesto posto assoluto, con due ori (di Hanni) e due argenti (uno di Hanni, uno di Andreas). In un ideale medagliere per famiglie, arrivano dietro gli Heiden, pattinatori di velocità americani: a Lake Placid, Eric si prende cinque ori (record ancora imbattuto), e la sorella Beth un bronzo. Se i Wenzel, a quella edizione dei Giochi, hanno conquistato la totalità delle medaglie olimpiche per il Liechtenstein (nessun ppodio, infatti, da casa Frommelt), gli Heiden ne hanno "razziate" metà di quelle nel medagliere Usa. Senza gli ori di Eric, gli Stati Uniti sarebbero saliti sul primo gradino del podio una volta sola: con la squadra di hockey, clamorosamente vittoriosa contro i favoritissimi sovietici in quello che sarebbe stato chiamato il "miracolo sul ghiaccio". Senza Eric Heiden, dunque, gli Usa non avrebbero raggiunto il terzo posto nel medagliere: al contrario, si sarebbero piazzati dietro il Liechtenstein.

Liechtenstein che termina da protagonista la Coppa del Mondo: a vincerla sono Andreas fra gli uomini e Hanni tra le donne. Un successo senza precedenti: per la prima e unica volta nella storia due fratelli si aggiudicano la sfera di cristallo nello stesso anno.

Andreas batte Stenmark di un niente: 204 punti a 200 (in realtà, lo svedese ne ha conquistati 125 in gigante e 125 in speciale, ma il "tetto" gliene ha erosi 50). Hanni invece domina: 311 punti contro i 259 di Annemarie Moser-Pröll e i 221 di Marie-Thérèse Nadig. La dominatrice della stagione corona il successo con una ciliegina (anzi: una ciliegiona) sulla torta: vince anche la Coppa del Mondo di specialità in gigante, arriva seconda nella graduatoria di speciale e terza in quella di discesa libera. Vince anche la classifica di combinata, anche se nel 1980 questo alloro è virtuale: il regolamento non assegna ancora una coppa di specialità a chi vince questa prova. Che non è neppure (ancora) disciplina olimpica: a Lake Placid, Hanni è dunque "solo" campionessa del mondo della specialità.

Per i fratelli Wenzel, il 1980 è il picco della carriera. Gli anni seguenti, Andreas ottiene ancora qualche vittoria, e torna sul podio (terzo) della Coppa del Mondo nel 1982-83 e nel 1984-85, e riesce a prendersi anche il bronzo in gigante ai Giochi Olimpici di Sarajevo, nel 1984. A cui sua sorella Hanni non ha potuto partecipare, per una storia molto curiosa. Una storia che investe anche Ingemar Stenmark e uno dei campioni del momento, l'austriaco naturalizzato lussemburghere Marc Girardelli.

Il problema principale è il professionismo – ancora bandito (con qualche eccezione, come il calcio) dal mondo olimpico. Bene: Stenmark è in possesso della "licenza B", quella che dà accesso allo status di "semiprofessionista": può partecipare alla Coppa del Mondo, ma non si può avvicinare ai cinque cerchi. All'epoca si parla di uno stesso problema anche per Girardelli, a cui si aggiungono questioni legate al cambio di cittadinanza. Anche Hanni viene esclusa per professionismo: tutti gli appelli per far partecipare i tre campioni esclusi cadono nel vuoto, e i compromessi proposti vengono rifiutati. Per la Wenzel – a fine carriera, ma in un ottimo periodo di forma - non c'è la possibilità di difendere le medaglie conquistate a Lake Placid. Chiude la sua fantastica avventura nello sport agonistico lo stesso anno, e lo fa in bellezza: il 24 marzo 1984 vince lo slalom di Zwiesel. Proprio nella Baviera dove lei, unica dei ragazzi Wenzel, è nata. Poi un ottavo posto e si ritira. Dal 1980 in avanti, ha continuato a vincere (meno) e a conquistare ancora tre volte il podio finale di Coppa del Mondo - due argenti e un bronzo: nel 1983/84 sfiora letteralmente un nuovo primo posto, arrendendosi alla svizzera Erika Hess di soli nove punti.

Con lei lascia lo sci anche la sorella, Petra, che a Lake Placid è arrivata 33esima in discesa, 19esima in gigante e 14esima in speciale, e che chiude la carriera senza mai salire su un podio di Coppa del Mondo - migliori risultati: due quarti posti, uno in gigante e uno in slalom – e ancora una "medaglia di legno" nel gigante ai Mondiali di Schladming 1982 – a soli due centesimi dalla connazionale Ursula Konzett (classe 1959), che conquisterà per il Liechtenstein il bronzo in slalom anche ai Giochi Olimpici di Sarajevo 1984. Sarà, oltre alle due vittorie in Coppa del Mondo, l'acuto di Ursula – mentre il fratello, Mario Konzett, in Bosnia, non riuscirà a finire né lo slalom, né il gigante.

La famiglia Frommelt, invece, va ancora avanti: Pauli aggiunge due vittorie in Coppa del Mondo alle due ottenute in precedenza e riesce persino ad arrivare secondo nella classifica finale della Coppa del Mondo di speciale: secondo dietro Rok Petrovič, sloveno che gareggia per la Jugoslavia ancora unita, e a pari merito con il connazionale del vincitore, Bojan Križaj, e il "monumento" Ingemar Stenmark. Prima del ritiro, avvenuto nel 1990, Pauli corona la sua carriera con un bronzo in slalom ai Giochi di Calgary 1988, quelli in cui Alberto Tomba domina le specialità tecniche vincendo l'oro in slalom e in gigante.



Tina Weirather

Dopo l'addio dei Wenzel e dei Frommelt, il Liechtenstein dello sci alpino ha un periodo di digiuno, rotto dalle belle performance di Marco Büchel, classe 1971, che conquista un argento in gigante ai mondiali di Vail/Beaver Creek (1999) e quattro vittorie in gare di Coppa del Mondo, due in libera e due in supergigante.

Si affaccia anche la nuova generazione dei Wenzel, con Jessica Walter, figlia di Petra: illude tutti con un argento ai Mondiali juniores a Maribor 2004, ma poi non lascia grande traccia di sé, a parte una vittoria e due podi in gare di Coppa Europa. Per il resto, partecipa a un'edizione dei Mondiali e a una olimpica (Torino 2006) senza particolari acuti, mentre il suo miglior risultato in classifica generale della Coppa del Mondo è il 98esimo posto del 2004.

In questo stesso anno esordisce nella galassia dello sci alpino una ragazza di Vaduz, nata nel 1989. Si chiama Christina Weirather, più nota come Tina. Il suo cognome promette bene: suo padre Harti ha vinto, per l'Austria, un oro mondiale e una Coppa del Mondo di discesa. Ma sua madre ha un palmares ancora migliore: si tratta della grande Hanni Wenzel.

Tina, che ha doppia cittadinanza, gareggia per il Principato. Non avrebbe potuto fare altrimenti, spiega: "sono cresciuta oin Liechtenstein" (è anche tifosissima del FC Vaduz, ndr) e "non potrei concepire la possibilità di rappresentare un'altra nazione". Al suo paese regala due coppe del mondo di specialità (supergigante, nel 2016-17 e nel 2017-18), nove gare di coppa, due ori e tre argenti ai Mondiali juniores, un argento mondiale - supergigante a St Moritz 2017 - e un bronzo olimpico - sempre nel superG, a Pyeongyang 2018. Una gara, questa, che ha dell'incredibile: quando il podio sembra già definito e qualcuno sta già smontando baracca e burattini – scendono ormai le atlete "di contorno", che in teoria non possono vincere neanche a puntarla – la ceca Ester Ledecká, pettorale 26, stupisce tutti (e se stessa) facendo segnare il miglior tempo. La snowboardista prestata allo sci alpino scalza dal primo posto l'austriaca Anna Veith e dal podio la svizzera Lara Gut. E tramutando in bronzo l'argento di Tina.

A proposito di Lara Gut: nel 2018 suo fratello Ian ha scelto di cambiare casacca: dalla Svizzera, in cui è evidentemente chiuso da un nugolo di campioni, il ticinesissimo sciatore è passato proprio al Liechtenstein. Il suo futuro è ancora da scrivere: Ian ha 24 anni e, finora, non ha ottenuto risultati di prestigio. Non ha molto tempo per invertire la rotta e imitare la sorella Lara. Ma, se dovesse farlo, per i sudditi del Principe il divertimento è assicurato.

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