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La ricaduta di Gaviria spaventa il mondo


Fernando Gaviria

Si è chiuso con la vittoria di Tao Geoghegan Hart il Giro d'Italia 2020. Un Giro che per la prima volta si è presentato alla partenza dell'ultima tappa con i primi due corridori (l'australiano Jay Hindley e l'inglese, poi vincitore della corsa rosa) e che si è deciso nella crono finale, da Cernusco sul Naviglio a Milano, in una Piazza del Duomo insolitamente deserta.

Sì, perché il Giro d'Italia 2020 non passerà alla storia tanto per il duello all'ultimo secondo fra i due giovani contendenti, ma per essere stato pesantemente condizionato dal Covid. A partire dalla sua collocazione in calendario (in ottobre anziché in maggio), all'abbandono forzato di due interi team a causa delle troppe positività in squadra, fino al clamoroso caso-Gaviria. Una notizia che ha fatto clamore non solo nel mondo del ciclismo.

I fatti. Alla vigilia della 16° tappa, il velocista colombiano Fernando Gaviria viene trovato positivo al Covid-19. Non una novità, purtroppo: dall'inizio del Giro è il quarto corridore scoperto a contrarre il virus, e non sarà l'ultimo. La sua situazione è però differente. Lo sprinter sudamericano, infatti, era già stato contagiato lo scorso 27 febbraio, risultando il primo corridore professionista a infettarsi con il Covid. La scoperta della positività era avvenuta ad Abu Dhabi, durante l'Uae Tour, che era poi stato sospeso precauzionalmente. Dopo la positività, Gaviria era stato costretto a una lunga quarantena prima di "negativizzarsi" definitivamente.

La ricaduta del velocista è una notizia davvero inquietante. Da febbraio in poi, notizie di recidive erano rimbalzate di tanto in tanto da varie parti del mondo (qui un esempio), e per questo si erano abbozzate varie teorie - dal "caso raro" alla mutazione del virus, fino alla possibilità che la guarigione non sia veramente avvenuta (e che il tampone negativo che aveva sancito la fine dell'infezione fosse, in realtà, un "falso").

Una teoria, quest'ultima, che a Gaviria non si può proprio applicare, dato il lungo tempo intercorso fra la negatività e la nuova infezione: viene ricordato che il corridore fece molta fatica a immunizzarsi.

Quest'ultima caratteristica della prima infezione potrebbe suggerire che alcune persone hanno più difficoltà a sviluppare difese post-Covid e non diventano immuni dopo la guarigione. Ma c'è invece un altro timore: che gli anticorpi sviluppati con il contagio possano proteggere la persona solo per alcuni mesi.

Tutte teorie, finora. Di certo c'è solo che la ribalta di uno degli eventi sportivi ha portato alla ribalta una notizia che altrimenti avrebbe avuto una risonanza molto minore. E che invece spaventa la comunità scientifica e il mondo intero.

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