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La qualificazione inutile

Nel 1980, la cittadina americana di Eugene conta poco più di 100.000 abitanti. Eppure, per la terza volta consecutiva, l'impianto locale (lo stadio Hayward dell'università dell'Oregon) è sede dei Trials olimpici di atletica leggera, le gare che tradizionalmente decidono quali atleti Usa parteciperanno ai Giochi. Negli Stati Uniti ci si può chiamare come si vuole, si può essere primatisti del mondo, si può anche aver dominato quattro anni di competizioni senza perderne una – ma se poi non si conquista il podio ai Trials, sotto la fiamma di Olimpia non ci si va. One shot, o dentro o fuori. Un criterio molto particolare, ben diverso da quello adottato da gran parte dei comitati olimpici, che selezionano gli atleti ritenuti migliori e più competitivi.

Ogni federazione sportiva americana che contempla queste prove sceglie indipendentemente un luogo e una data. E l'atletica ha optato, ancora una volta, per Eugene. A essere escluse dalla manifestazione solo le staffette (che sfuggono ai rigidi criteri individuali di qualificazione) e le distanze lunghissime, e cioè maratona e marcia (20 e 50 km): queste ultime discipline si sono già svolte separatamente a maggio, a Niagara Falls. Tutte le gare in programma serviranno a qualificare gli atleti ai Giochi di Mosca, la cui cerimonia d'apertura si svolgerà poco meno di un mese dopo: i Trials di Eugene sono previsti dal 21 al 29 giugno, la cerimonia olimpica di apertura è fissata per il successivo 19 luglio. Se non che, la squadra Usa a Mosca non ci andrà. Lo ha deliberato il congresso degli Stati Uniti, che ha ratificato una decisione del presidente Jimmy Carter: il boicottaggio dei Giochi viene decretato per protesta contro l'invasione sovietica dell'Afghanistan. Per rafforzare questo provvedimento, in marzo è stata addirittura introdotta una contestatissima norma che consente alle autorità di ritirare il passaporto agli atleti americani, impedendo loro di lasciare il paese. E privandoli, pur temporaneamente, di uno dei diritti fondamentali dell'uomo, la libertà di espatriare.

Niente sogno olimpico per lo sport a stelle e strisce, dunque. I Trials, però, si disputano lo stesso. Chi perde se ne resta a casa, chi vince, anche. Oltre al danno, la beffa, per atleti che si sono preparati all'appuntamento olimpico per quattro anni e poi sono costretti dalle autorità a non andarci, ma devono far finta di qualificarsi. Tanto più che, durante le gare, viene diffusa una notizia: i dirigenti federali americani saranno regolarmente a Mosca. Il che aggiunge beffa a beffa.



Tra i partecipanti ai Trials più surreali della storia qualcuno è svogliato e ne ha ben donde. Ma la parola d'ordine è gareggiare "come se nulla fosse accaduto". Se non altro, perché la città punta a ricavare 5 milioni di dollari dalla manifestazione. I più attesi sono le stelle degli ostacoli, entrambi primatisti del mondo delle rispettive distanze: nei 110 hs Renaldo Nehemiah, che l'anno seguente avrebbe corso per primo la distanza in meno di 13 secondi, e nei 400 hs Edwin Moses, imbattuto dall'agosto 1977 e destinato a diventare il più grande di sempre nella sua specialità. Grandi aspettative anche per l'ottocentista Don Paige, a cui il boicottaggio impedirà una sfida con i fuoriclasse inglesi Sebastian Coe e Steve Ovett.

Molta curiosità, infine, per il giovanissimo centista Stanley Floyd, 19enne il 23 giugno, che è indicato come la grande promessa dell'atletica a stelle e strisce.


Stanley Floyd

Gli atleti più attesi non deludono. Apre Floyd, che vince i 100 metri alla terza giornata, in una giornata di freddo umido, con un tempo (rispettabilissimo, date le condizioni meteorologiche) di 10"26. In pista con lui, il coetaneo Carl Lewis, che si fa notare per una pessima partenza e per una grande rimonta, insufficiente però per agguantare il terzo posto. In quel di Eugene, si usa parlare del "lunghista" Lewis: al momento è il salto la sua disciplina principale, quella con cui arriverà al podio dei Trials superando gli otto metri (8.01): unico a precederlo, Larry Myricks.

Se Floyd non delude, Eugene riserva una grande vittoria anche per Paige, che chiude gli 800 in 1' 44" 53, all'epoca quarto miglior tempo di sempre. Nella stessa giornata è prevista anche la finale di Moses, che naturalmente non delude. Il suo è un rientro in pista dopo dieci giorni di ferie a Honolulu, e il suo è un crescendo, dalle qualificazioni in poi: in finale scende per la nona volta in carriera sotto i 48 secondi, fermando il cronometro sui 47" 90; il secondo, James Walker, chiude distaccatissimo a 49" 04. Il giorno dopo è la volta di Nehemiah, che fa suo il record mondiale stagionale, chiudendo i 110 hs in 13" 26.




Contemporaneamente ai Trials dello stadio Hayward, dell'università dell'Oregon, si svolgono a Torino i campionati italiani. Pietro Mennea vince con 20"38 – meglio di James Butler ai Trials, 20" 49 – ed è pure insoddisfatto. Una cosa è certa: nei 200, il boicottaggio degli americani neppure si sentirà. Lo dichiara anche un grande conoscitore dell'atletica come Don Potts: "nessuno dei primi tre di oggi (dei Trials, ndr) avrebbe la benché minima possibilità contro Mennea, Wells o Gilkes".

I tempi dei 200 di Mosca finiscono per confermare l'intuizione. L'italiano vince l'oro con 20" 19, dopo una poderosa rimonta sul gallese, giunto a 2 centesimi. Anche il terzo, il giamaicano Don Quarrie (20" 29) e il quarto, il cubano Silvio Leonard (20" 30) chiudono ampiamente davanti al miglior tempo dell'oro di Eugene, Oregon.


Edwin Moses in un disegno di Greg Joens

In generale, sono solo sei le gare in cui i tempi ottenuti dai vincitori dei Trials Usa di atletica superano quelli ottenuti dagli olimpionici di Mosca: 110 e 400 ostacoli, lancio del disco, l'accoppiata 800-1.500 e la maratona di Niagara Falls (ma le gare dal mezzofondo in su sfuggono alla logica dei tempi, dato che la tattica gioca un ruolo molto importante). Oltre a queste prove, c'è quella di Floyd, che senza il freddo e l'umidità che hanno contraddistinto i suoi 100 avrebbe probabilmente ottenuto un cronometraggio migliore.

Le indicazioni di Eugene sono, in ogni caso, impietose: gran parte delle gare moscovite (con il 100% di quelle femminili) si sono chiuse con tempi o misure migliori di quelle "tutte americane" di Eugene, Oregon. Una magra consolazione

per gli atleti costretti a correre Trials senza valore. E, oltretutto, a farlo prima dei Giochi, aumentando i rimpianti. Diversa sarà la scelta della fedreazione nuoto, che organizzerà i suoi Trials "inutili" un bel po' dopo la conclusione delle gare olimpiche. Scelta che non elimina certo i rimpianti, ma almeno favorisce un po' più la rassegnazione.

Carl Lewis

Passano quattro anni e gli atleti esclusi da Mosca hanno la possibilità di rifarsi ai Giochi di Los Angeles, quelli boicottati da Urss, Germania Est e dalla quasi totalità dei paesi di oltre cortina. Ma solo tre fra i vincitori dei Trials 1980 trovano l'oro olimpico. Edwin Moses, che tornerà campione dei 400 ostacoli, raddoppiando l'oro di Montréal 1976. Mentre Alice Brown, che a Eugene ha vinto i 100, e Chandra Cheeseborough, prima nei 200 e terza nei 100, conquistano entrambe l'oro di Los Angeles, ma in staffetta: la Brown nella 4x100 e la Cheeseborough nella 4x400, a cui aggiunge un argento nei 400.

A queste si aggiungono le medaglie olimpiche conquistate a Los Angeles 1984 dagli atleti giunti secondi o terzi ai Trials 1980, che in virtù del podio si sarebbero qualificati per i Giochi Olimpici di Mosca. Come Benita Fitzgerald-Brown, seconda nei 100 ostacoli nel Colorado, che vince l'oro a Los Angeles. Mike Tully, terzo nell'asta a Eugene, è argento olimpico 1984. Mac Wilkins e John Powell, primi due nel lancio del disco nell'Oregon, finiscono secondo e terzo a Los Angeles. E Carl Lewis, quello che nel 1980 era definito "il lunghista", vince tutto quello che c'è da vincere: 100, 200, 4x100 e lungo. Mentre Floyd, la grande promessa, quello che a Eugene aveva dato la birra a Lewis, è scomparso dai radar: nel 1983 è passato al football americano, ingaggiato dagli Atlanta Falcons. Stessa minestra per Nehemiah, migrato alla palla ovale d'oltre oceano nel 1982, con un ingaggio dei San Francisco 49ers. Il suo ritorno all'atletica non porterà successi importanti, nonostante buoni tempi, anche a causa di infortuni. Per lui, come forse per nessun altro fra i protagonisti dell'atletica statunitense, il boicottaggio di Mosca 1980 ha rovinato la carriera.


Maurizio Giuseppe Montagna

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