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  • redazioneolimpica

Il dilemma di Modolo: "allenarsi o non allenarsi?"

Aggiornato il: mar 22


Lo sport è nel caos più completo. E non solo per l'annullamento e la sospensione di eventi – un trend, questo, che sta mettendo a rischio anche i Giochi Olimpici. Tra i problemi sorti in questi giorni, anche i possibili tagli che potrebbero subire gli stipendi degli atleti – un rischio che accomuna sportivi di più discipline, dai calciatori europei ai giocatori di basket Nba. E non solo.

Persino il Barcellona sta valutando questa possibilità, mentre i giocatori del Borussia Mönchengladbach hanno deciso un'autoriduzione spontanea dei salari: "tutto questo", ha spiegato il direttore sportivo Max Eberl, "permetterà agli altri dipendenti del club di mantenere i loro posti di lavoro".

Diversa la situazione al Sion: il discusso presidente Christian Constantin ha proposto ai giocatori una sforbiciata degli stipendi, licenziando i nove contrari all'iniziativa unilaterale (Johan Djourou, Seydou Doumbia, Mickael Facchinetti, Ermir Lenjani, Pajtim Kasami, Xavier Kouassi, Birama Ndoye, Alex Song e Christian Zock). "Dopo aver rifiutato la riduzione dello stipendio, ho ricevuto una lettera personale via whatsapp, in cui mi si domandava di decidere una volta per tutte", ha dichiarato Doumbia al Novelliste. "Ho detto di no e, nel giro di 30' mi è arrivato un altro messaggio in cui era allegata la lettera di licenziamento".

Tagli o non tagli, c'è un altro problema: quello del futuro, legato agli allenamenti. Che, negli sport di squadra, possono essere veicolo di facile trasmissione del virus – anche se, incredibilmente, qualche presidente di serie A spinge per la ripresa.

Diverso il caso degli sport individuali, come il ciclismo o la maratona: scendere in strada per allenarsi in solitaria è meno rischioso, ma comunque alcuni pericoli esistono: sotto sforzo, le vie aeree sono più "ricettive" alle minacce esterne.

I ciclisti, hanno l'autorizzazione (se professionisti) di uscire regolarmente e mulinare sui pedali. Un'opportunità che, però, li fa vivere tra Scilla e Cariddi: da una parte, il pericolo di contagio sempre in agguato se si esce in strada, dall'altra il rischio di perdere la forma e non trovare un contratto l'anno seguente qualora si scelga di stare a casa.

Il concetto è stato espresso, in uno post pubblicato su alcuni social network, da Sacha Modolo, corridore dell'Alpecin-Fenix. Uno sfogo che può rappresentare gran parte dei ciclisti, se non gran parte di chi dello sport fa il suo mestiere – e non si chiama Messi, LeBron o Froome.


"Allenarsi o non allenarsi. Per ora a noi professionisti è consentito. Usiamo il buon senso e rimaniamo a casa comunque o ci alleniamo da soli, in strade secondarie? In questi giorni sono combattuto. Mi sono allenato solo negli ultimi 3 giorni e non ho fatto chissà che. La sensazione è quella di fare una cosa perché devi farla ma sai che sotto sotto è sbagliata. Da un lato la mia voglia è quella di rimanere a casa sperando che questo maledetto virus passi il prima possibile, dall’altro lato il mio lavoro è il ciclismo (è un lavoro privilegiato ma è un lavoro) e per ora ci è concesso farlo. Sono sincero, se avessi il contratto sicuro anche per il 2021 me ne starei beatamente a letto tutto il giorno, ma purtroppo non è così. Potrei stare fermo fino ad aprile, non cambierebbe nulla è vero, ma se poi prolungano la quarantena per tutta aprile? Quando le corse riprenderanno dovrò essere pronto. È vero forse riprenderanno a giugno, ma non posso star fermo 2 mesi pensando di avere una buona forma a giugno, anche perché gli stranieri per il momento continuano liberamente ad allenarsi, quindi si ripartirebbe svantaggiati. Se poi vado piano o non rispetto le aspettative della squadra cosa dico? “Non mi sono allenato per dare il buon esempio?”, alle squadre per certo non interessa. Chi me lo da uno stipendio nel 2021 poi? BISOGNA FERMARSI MA BISOGNA FARLO TUTTI, E PER TUTTI INTENDO TUTTI I CICLISTI DEL MONDO, PER PRIMA COSA PER LA SICUREZZA GLOBALE, IL VIRUS NON È SOLO IN ITALIA, PER SECONDA COSA SI EVITEREBBE, QUANDO RIPRENDONO LE GARE, GARE FALSATE, CON CORRIDORI CHE SONO RIUSCITI AD ALLENARSI CONTRO CHI MAGARI HA FATTO SOLO RULLI PER MESI. Questo ragionamento non lo faccio io, ma la maggior parte dei professionisti, per quello ci trovate ancora per strada ad allenarci. Non lo facciamo per divertimento ma perché il ciclismo moderno è spietato e rimanere disoccupati ci vuole veramente poco. Ma se poi mi ammalo? Magari sto a letto una settimana e passa o magari finisco in ospedale. I miei cari che sono vicino a me poi? Sinceramente di ammalarmi non ho veramente voglia, e soprattutto la mia paura è quella di contagiare mia moglie e/o mia figlia. Se mi succede qualcosa a me o ai miei cari chi mi da una mano? L’UCI? La FCI? La mia squadra? Nessuno di loro. Sta a te ciclista scegliere".


In un post successivo, pubblicato ieri notte, Modolo ha voluto precisare che il post non era un attacco alla sua squadra (e, per esteso, a tutte le compagini): "Il mio team, Alpecin-Fenix, è stata molto attenta alla salute di ogni corridore e di ogni membro dello staff e ci ha lasciato ampia libertà di scegliere la cosa migliore da fare per noi atleti e per i nostri famigliari. Il dire "se avevo il contratto stavo a casa" era proprio per confermare che la squadra ci ha consigliato di salvaguardarci, ma che è una preoccupazione mia di essere pronto al riprendere delle corse".

Un problema collaterale è il trattamento ostile (per non dire peggio) che alcuni automobilisti o camionisti riservano ai corridori, "rei" di essere in strada – nonostante, come professionisti, siano pienamente autorizzati.

A denunciare la situazione è stato Andrea Vendrame (AG2R La Mondiale), mentre Samuele Battistella, campione del mondo under 23, è stato addirittura vittima di cyberbullismo: la sua foto, scattata da alcune persone, è stata pubblicata sui social network, e il corridore ha ricevuto persino minacce di morte dai soliti "guerriglieri da tastiera".

Detto questo, data l'incertezza sul calendario, molti corridori stanno considerando di diminuire, o cessare, gli allenamenti all'aperto.

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